Rose rosse per me

By Pietropaolo Morrone on 14 ottobre 2016 — 1 min read

Petalo di rosa rossa al microscopio (tratto dal sito Microscopia Amatoriale)

Sono seduto in un pub a bere una Weiss ghiacciata per abbassare la temperatura intracranica. Un simpatico ragazzo del Bangladesh entra con il solito mazzo di rose rosse rachitiche. È il terzo che passa nell’arco di mezz’ora. Gli offro cinquanta centesimi, lui mi offre la rosa ma gli dico di tenerla. Sorride e passa a un altro tavolo. Rifletto sulla rosa rossa. Una rosa rossa non è solo una rosa rossa. Mi rendo conto che è un ganglio della memoria, gonfio, vivo, in cui convergono alcuni potenti linfonodi dell’esperienza, della cultura, della ricchezza del mondo interiore di chi percepisce l’oggetto rosa rossa. Da coppa che accoglie il sangue di Cristo, se pensiamo all’iconografia cristiana, nell’immaginario comune è diventata simbolo dell’amore donato, della passione. Evoca le infiorescenze carnose di una vulva aperta, rossa come il sangue che pulsa caldo sottopelle, pronta per essere fecondata. Un uomo dona una rosa per avere uno scambio, un fiore per un altro fiore. E si è ancora trasformata, nella catena percettiva che va dai petali alle sinapsi, a causa della petulante e martellante pressione di questi simpatici ragazzi del Bangladesh. Mi sono davvero simpatici, ma quando vedo una rosa rossa non penso più alla passione, ma avverto istintivamente, come se venisse premuto un pulsante all’interno del cervello, una sensazione di triturazione delle palle, mi viene istintivamente di scappare e, nonostante la simpatia per questi ragazzi del Bangladesh, mi rendo conto di pagarli non perché sono buono, ma PERCHÉ PORTINO VIA QUELLE CAZZO DI ROSE RACHITICHE VIA DAI COGLIONI!

Posted in: Anti-Diario

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  • Buonasera, PP, nell’incertezza notturna saluto e plaudo a entrambi… per il fumo Paolo (chissà se fumi poi) e per il coccio Pietro. Il primo per la visione della rosa, fiore erotico evanescente e immaginario, il secondo per la resilienza alla vendita indesiderata vestita di rosso.
    A me piacciono i tulipani ma un tulipano non sarà mai una rosa ; -)

    • Entrambi ricambiamo 🙂 Non fumo, per fortuna!
      Piacciono molto anche a me i tulipani. Tulipano… è una parola così musicale, come libellula, pendulo… parole molli, che si sviluppano in altezza, su cui ci si può arrampicare, dondolando, penzolando…

      • Una versione da scrivere, quella del tulipano “magico” .. Alla fine della salita, nel bel mezzo della corolla, come spesso accade, i petali del tulipano cadranno tutti nello stesso istante e allora?
        Tutto è vano, tutto è vanità ma senza i fiori noi non esisteremmo 🙂

e per finire…

Il difficile non è scrivere, ma riscrivere, smembrare, sbudellare un testo e rimetterlo insieme in modo che diventi più vivo di prima. Se hai qualcosa da dirmi contattami via email. © PIETROPAOLO MORRONE — tutti i diritti riservati