Post post-festa della donna

By Pietropaolo Morrone on 10 marzo 2018 — 8 mins read

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— Che pensi della festa della donna?
— Ti direi che è una stronzata e che la festa della donna è tutti i giorni, ma lo dicono tutti, e sarebbe troppo banale. Quindi devo trovare qualche altra cosa da dire. Non si dovrebbe dire una cosa giusta ma banale, è molto meglio dire una cosa parzialmente non giusta, se necessario anche una stronzata, ma non banale. La banalità é peggio della falsità.
— E quindi che pensi della festa della donna?
— Mmmh, riflettiamo insieme. Se si istituisce una festa per qualcosa in un dato giorno dell’anno, significa che si dovrebbe dare molta importanza a quella cosa in quel dato giorno. E basta, o no? Ad esempio, se il mio compleanno è il 10 luglio, io penserò al mio compleanno solo in quel giorno, mica ci penserò anche l’11 luglio, né tantomeno il 25 settembre. Quindi, applicando il principio di induzione, ciò deve valere anche per l’8 marzo.
— Quindi, per un uomo è comoda la festa della donna. Non vorrai dire che per tutto il resto dell’anno c’è la festa dell’uomo…
— Esatto.
— Ma non c’è scritto da nessuna parte.
— Certe cose mica devono essere scritte. Nel mondo ci sono uomini e donne, più o meno al cinquanta per cento. Se uno su trecentosessantacinque giorni è dedicato alla donna, significa che gli altri trecentosessantaquattro sono dedicati all’uomo. Principio di complementarietà degli insiemi… La teoria degli insiemi, ne sai qualcosa? Pensa se la festa della donna fosse il 29 febbraio. In questo caso si dovrebbe aspettare ogni anno bisestile e ci sarebbe un giorno da dedicare alla donna ogni 1460 giorni.
— Se è come dici, allora perché non c’è scritto da nessuna parte che c’è la festa dell’uomo negli altri giorni dell’anno?
— Si poteva scrivere sui calendari che ogni giorno dell’anno è la festa dell’uomo lasciando bianco l’otto marzo oppure il contrario, scrivere che l’otto marzo è la festa della donna e lasciare bianco tutto il resto. Economia di mezzi, cioè di inchiostro.
— Dici molte stronzate. La festa della donna serve per ricordare le discriminazioni di cui le donne sono state e sono ancora oggetto in quasi tutte le parti del mondo. Non c’è parità ancora tra uomini e donne.
— È vero quello che dici, ma sai è una questione di estetica. Anche i ragionamenti hanno una loro estetica e a me il tuo, per quanto giusto, non piace. È brutto e banale, il mio è senza dubbio più bello.
— Nei ragionamenti conta quello che è giusto non il bello.
— Questo lo dici tu.
— E vediamo allora cosa fai nella pratica.
— Cioè?
— Un ragionamento ha senso se lo metti in pratica, altrimenti che lo fai a fare? Tu calcoli le donne solo l’otto marzo, immagino, e gli altri giorni non le cachi di striscio. Sei coerente fino a questo punto?
— Questo che stai facendo è un brutto ragionamento.
— Ma è giusto.
— Giusto e brutto vanno molto d’accordo. Preferisco fare dei ragionamenti belli, come adesso, davanti a un bicchiere di vino, e fare quello che mi pare nella pratica, senza pensare a dei princìpi. Leggi Memorie dal sottosuolo e capirai qualcosa. Te ne leggo un passo, va’…

“… le nostre volontà sono per la maggior parte errate perché abbiamo un concetto errato dei nostri interessi. A volte vogliamo un’autentica sciocchezza proprio perché in questa sciocchezza vediamo, per la nostra stupidità, la via più facile per raggiungere un qualche presunto vantaggio. Ma quando tutto ciò sarà chiarito, calcolato sulla carta, allora è chiaro che non esisteranno più i cosiddetti desideri. Infatti, se un giorno la volontà se l’a intenderà completamente con la ragione, a quel punto noi non vorremo più, bensì ragioneremo, proprio perché non si può, per esempio, conservando la ragione, volere un’assurdità e in tal modo andare scientemente contro la ragione e desiderare ciò che ci nuoce… E dal momento che tutte le volontà e i ragionamenti possono essere effettivamente catalogati, perché un giorno sa- ranno pur scoperte le leggi del nostro cosiddetto libero arbitrio, dunque, scherzi a parte, si potrà davvero compilare una specie di tabella, sicché noi realmente vorremo secondo quella tabella. Infatti, se a me, per esempio, un giorno calcoleranno e dimostreranno che se ho fatto un gestaccio a un tale, è proprio perché non potevo non farlo, e che dovevo mostrargli proprio quel tal dito, allora che cosa resterà di libero in me, soprattutto se sono uno studioso e ho terminato un corso scientifico in qualche università? Perché allora posso calcolare tutta la mia vita in anticipo per i prossimi trent’’anni; in una parola, se ciò si organizzerà, a noi non resterà nulla da fare; comunque bisognerà accettarlo. […] La ragione è una buona cosa, questo è indubbio, ma la ragione è solo ragione e soddisfa soltanto la facoltà raziocinante dell’’uomo, mentre la volontà è manifestazione di tutta la vita, cioè di tutta la vita umana, sia con la ragione che con tutti i pruriti. E benché in questa manifestazione la nostra vita si riduca spesso a una porcheriola, tuttavia è vita, e non soltanto l’’estrazione di una radice quadrata. Io infatti, per esempio, del tutto naturalmente voglio vivere per soddisfare tutte le mie facoltà vitali, e non per soddisfare soltanto la mia facoltà raziocinante, cioè forse una ventesima parte di tutte le mie facoltà vitali. Che cosa sa la ragione? La ragione sa solo quel che ha fatto in tempo a conoscere (altro, forse, non saprà mai; anche se non è consolante, perché nasconderlo?), mentre la natura umana agisce tutta intera, con tutto ciò che vi è in essa, in modo cosciente e inconscio, e magari mente, ma vive. Io sospetto, signori, che voi mi guardiate con com- patimento; mi ripetete che un uomo istruito ed evoluto, quale sarà insomma l’uomo futuro, non può volere scientemente qualcosa di svantaggioso per sé, che questa è matematica. Perfettamente d’accordo, è davvero matematica. Ma ve lo ripeto per la centesima volta, c’’è unicamente un caso, uno solo, in cui l’’uomo può augurarsi di proposito, consapevolmente, anche qualcosa di dannoso, di stupido, perfino stupidissimo, e cioè per avere il diritto di augurarsi anche ciò che è stupidissimo e non essere vincolato all’’obbligo di desiderare soltanto ciò che è intelligente. Infatti questa cosa stupidissima, questo capriccio, signori, in realtà può essere quel che di più vantaggioso c’è per noi altri sulla terra, soprattutto in certi casi. E in particolare può essere più vantaggioso di tutti i vantaggi perfino nel caso in cui vi porti un danno evidente e contraddica alle più sensate deduzioni della nostra ragione in materia di tornaconto, perché in ogni caso ci salvaguarda la cosa più importante e preziosa, cioè la nostra personalità e la nostra individualità. […] Provate dunque a gettare uno sguardo alla storia dell’umanità; ebbene, che cosa vedrete? Una cosa grandiosa? Ma sì, magari anche grandiosa; basti pensare soltanto al colosso di Rodi, per esempio! Non a caso il signor Anaevskij testimonia che alcuni dicono sia opera di mani umane, mentre altri affermano che sia stato creato dalla natura stessa. Variopinta? Ma sì, magari anche variopinta; basterebbe passare in rassegna le sole alte uniformi militari e civili di tutti i secoli e presso tutti i popoli: che spettacolo! Quanto poi alle uniformi ordinarie, ci si può addirittura rompere la testa; nessuno storico ne verrebbe a capo. Monotona? Be’, magari anche monotona: si combatte e si combatte, si combatte adesso, si combatteva prima e si combatteva dopo: convenite che la cosa è fin troppo monotona. In una parola, tutto si può dire della storia universale, tutto quel che può venire in mente alla più sfrenata immaginazione. Una sola cosa non si può dire: che sia ragionevole. Vi impuntereste sulla prima parola. Anzi, c’è uno scherzo che capita ogni momento: nella vita compaiono costantemente certe persone morali e ragionevoli, certi saggi e amanti del genere umano, che appunto si pongono il fine di comportarsi per tutta la vita nel modo più morale e ragionevole, di illuminare di sé, per così dire, il prossimo, proprio per dimostrargli che al mondo si può effettivamente vivere in modo morale e ragionevole. E allora? Si sa, molti di questi filantropi, presto o tardi, verso la fine della vita si sono traditi, dando origine a qualche episodio, talvolta anche dei più sconvenienti. Ora vi chiedo: che cosa ci si può aspettare dall’’uomo, in quanto essere dotato di così strane qualità? Ma ricopritelo di tutti i beni della terra, annegatelo nella felicità fino ai capelli, tanto che sulla superficie della felicità affiorino soltanto le bollicine, come sull’’acqua; dategli una prosperità economica tale, che ormai non gli resti altro da fare che dormire, mangiare panpepati e adoperarsi per il perpetuarsi della storia universale – ebbene, anche allora lui, l’uomo, anche allora per pura ingratitudine, per pura beffa, vi farà una carognata. Rischierà perfino i panpepati e apposta desidererà la più distruttiva assurdità, la sciocchezza più antieconomica, unicamente per mescolare a tutta quella razionalità positiva il suo distruttivo elemento fantastico. Desidererà rivendicare proprio i suoi sogni fantastici, la sua più volgare stupidità, unicamente per confermare a se stesso (come se questo fosse così necessario) che gli uomini sono sempre uomini, e non tasti di pianoforte: perché se anche a suonarvi saranno le leggi stesse di natura con le loro mani, quella musica minaccia di venire talmente a noia che, calendario a parte, non si avrà più voglia di nulla. E poi non basta: perfino nel caso in cui egli risultasse effettivamente un tasto di pianoforte, se anche glielo dimostrassero con le scienze naturali e la matematica, neanche allora metterebbe giudizio, ma farebbe qualcosa per puro spirito di contraddizione, unicamente per ingratitudine; appunto per far di testa sua. E nel caso in cui non trovi altri mezzi, inventerà la distruzione e il caos, inventerà svariate sofferenze, e farà comunque di testa sua! Scaglierà una maledizione su tutta la terra, e giacché solo l’’uomo può maledire (questo è un suo privilegio, che lo distingue in maniera essenziale dagli altri animali), forse con la sola maledizione raggiungerà il suo scopo, cioè si convincerà realmente di essere un uomo, e non un tasto di pianoforte!” Memorie dal sottosuolo, Fedor Dostoevskij

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