Pianto di Natale

By Pietropaolo Morrone on 24 dicembre 2015 — 1 min read

Ti guardo. Mi guardo. Mangi la carne dei morti, bevi il sangue dei vivi, i tuoi piedi danzano leggeri in una melma di sangue nero. Il puzzo è fresco, ormai sa di buono.

“Era Natale. Attraversavo la vasta pianura. La neve era come vetro. Faceva freddo. L’aria era morta. Non un movimento, non un suono. L’orizzonte era circolare. Nero il cielo. Morte le stelle. Sepolta ieri la luna. Non sorto il sole. Gridai. Non mi udii. Gridai ancora. Vidi un corpo disteso sulla neve. Era Gesù bambino. Bianche e rigide le membra. L’aureola un giallo disco gelato. Presi il bambino in mano. Gli mossi su e giù le braccia. Gli sollevai le papebre. Non aveva occhi. Io avevo fame. Mangiai l’aureola. Sapeva di pane stantio. Gli staccai la testa con un morso. Marzapane stantio. Proseguii.”
Friedrich Dürrentmatt, 1942.

Concludo con le poche righe che il grande drammaturgo scrive a proposito di questo testo:

“Mi misi a scrivere racconti, il primo, Natale, la vigilia di Natale del 1942. La mattina, con il tempo coperto, freddo e umido, mi ero imbattuto per caso nella lapide commemorativa di Büchner dopo di che scrissi di getto, sulle pagine di un taccuino, le poche frasi del racconto, in un caffè a Niederdolf. Poi partii per Berna per passarvi i Natale”.

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  • Piè lo sai che quest’immagine del bambinello mi ha sempre colpito molto,
    ma leggere dell’ispirazione quasi quasi è ancora meglio…. 🙂

e per finire…

Il difficile non è scrivere, ma riscrivere, smembrare, sbudellare un testo e rimetterlo insieme in modo che diventi più vivo di prima. Se hai qualcosa da dirmi contattami via email. © PIETROPAOLO MORRONE — tutti i diritti riservati