Pensiero laterale

By Pietropaolo Morrone on 3 aprile 2017 — 1 min read

La chiamano visione laterale, pensiero laterale. È come se avessi altri due occhi piantati nelle tempie e riuscissi a vedere nella direzione perpendicolare a quella in cui puntano gli occhi di tutti gli altri. È questo genere di visione che ho sperimentato oggi in uno dei più tristi momenti che possa capitare a un automobilista: fare decine di volte il giro dell’isolato, con qualche occasionale variazione nelle parallele limitrofe, per trovare un miserabile parcheggio. Vedi sempre lo stesso negro questuante al semaforo e che alla terza volta non ti chiede più l’elemosina, anzi manifesta anche un certo disappunto nel vedere la tua faccia incazzata per la terza volta; i parcheggi restano occupati al giro successivo e cominci a ricordare anche la successione delle macchine. Non solo, altre macchine si aggiungono in seconda e certe volte in terza fila come strati di ruggine su una superficie ferrosa, riducendo ulteriormente la probabilità di trovare posto.

Poi arriva l’illuminazione. Gli occhi pigri che mi trovo conficcati nelle tempie finalmente si aprono, forse mossi da pietà e mi indicano la direzione per trovare un parcheggio col 100% di probabilità. E non solo il parcheggio, ma mi indicano la strada per ripulire la macchina dalla coltre di polvere che ingrigisce la superficie di materiale plastico nero della plancia, del cruscotto e della tappezzeria dei sedili. Andare a lasciare la macchina all’autolavaggio dietro l’angolo è la soluzione geniale per parcheggiare senza farlo ufficialmente e nello stesso tempo per lavare una macchina che non ha mai conosciuto pezza e schiuma.

«Ci vorranno un paio di ore. Può aspettare?». Era musica per le mie orecchie.

«Anche tre vanno benissimo».

Alla fine ho pagato 14 € per il lavaggio ma, a ben pensarci, ho realmente pagato 11€ netti perché ai 14 devo sottrarre i 3€ di parcheggio che avrei pagato lasciando la macchina tra le strisce blu. Occhi alle tempie e un po’ di abbiccì in economia spicciola possono risanare un pomeriggio e sollevare anche l’umore.

Posted in: Anti-Diario

Leave a comment

Commenta…

e per finire…

Il difficile non è scrivere, ma riscrivere, smembrare, sbudellare un testo e rimetterlo insieme in modo che diventi più vivo di prima. Se hai qualcosa da dirmi contattami via email. © PIETROPAOLO MORRONE — tutti i diritti riservati