Occidente = Oriente

By Pietropaolo Morrone on 19 febbraio 2017 — 2 mins read

In fondo non c’è differenza tra Occidente e Oriente, tra le due maniere di spendere il tempo, misurare i limiti di sé stessi, perché gli uomini sono tutti uguali, anche se non si conoscono, anche se apparentemente non si sono influenzati a vicenda.

In Oriente, l’illuminazione, il Nirvana non sono altro che lo svuotamento di sé, il lasciarsi attraversare dal flusso energetico dell’intero universo, il perdere coscienza, diventare un’appendice pendula del tutto, oscillante al ritmo del cieco volere del cosmo.
In Occidente si ottiene lo stesso obiettivo, anche se in maniera inconsapevole, come se l’inconscio fosse la guida segreta, attraverso l’essere fattivi, l’attività, la frenesia dell’agire e del non perdere tempo, ma in fondo è la stessa cosa, il risultato è identico: prepari in fretta e furia la colazione dei bambini; li porti a scuola mentre contemporaneamente gli sgrassi le macchie di latte e nutella dal maglione con qualche spruzzo di Amuchina; vai in ufficio, ingoi gli schizzi acidi del capo reparto, ti barcameni tra gli occhi dei colleghi che galleggiano in quello spazio infinito di frustrazione e miseria, nello spettro di frequenze che vanno dalla collera all’invidia, dall’arrivismo alla stasi completa della stanchezza dell’anima; ingurgiti in fretta qualcosa durante l’ora d’aria del pranzo; ragioni su come distribuire quei pochi giorni di ferie concessi; poi torni a casa, prendi i bambini dalla scuola calcio o dalla danza; mangi qualcosa con la poca forza che è rimasta nelle mascelle e ti butti nel letto con tua moglie senza avere né la forza né abbastanza volontà di fare l’amore. In tutto questo gorgheggiare di azione non c’è tempo di riflettere su sé stessi, di avere coscienza di sé: si diventa pura azione, si diventa ciò che si fa e allo stesso tempo si perde il senso del sé, si smette di essere sé stessi. Non è male, è un conforto, anche se non ce ne accorgiamo consciamente, perché si è davvero sé stessi solo quando non si agisce e si contempla la propria miseria e la si riconosce come parte di sé. Si agisce, in occidente, così freneticamente per dimenticare sé stessi. Si scrive per dimenticare sé stessi e buttare in un mondo fittizio le proprie paure. Si dorme per dimenticare sé stessi prima ancora che per voler riposare. L’obiettivo è il medesimo dell’inazione orientale nell’aspirazione verso il nulla o, che è lo stesso, nel diluire la propria carne e i propri grumi sanguigni spalmandoli nell’intero cosmo, realizzando sé stessi ma nello stesso tempo annullandosi.

Pietropaolo Morrone


Confetti Death, opera di Typoe

 

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e per finire…

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