nero

By Pietropaolo Morrone on 21 gennaio 2017 — 1 min read

NERO

«Qual è il tuo colore preferito?»

È una delle domande tipiche che si fanno da bambini. A quell’età si preferiscono i colori semplici: rosso, verde, giallo, arancione… Il magenta è già troppo “strano” e non lo conoscono; il wengé, poi, lo lasciamo agli adulti, in particolare ai negozianti di mobili e parquet perché i clienti preferiscono sentirsi dire che un mobile è wengé piuttosto che marroncino/merda secca.
Eppure a quella domanda innocente non c’è bambino che scelga il colore nero. Il nero è un colore da adulti. È il sottofondo che molti scelgono o che gli capita in eredità. In realtà non è neanche un colore. Non è neanche l’equivalente cromatico del silenzio. È una specie di entità avida che risucchia la luce e gela l’anima. È assenza di colori, assenza di luce percepita dai nostri occhi. Un colore si distingue da un altro dalla frequenza di oscillazione dell’onda elettromagnetica emessa o riflessa, ma tutte le onde luminose al di fuori di un intervallo di frequenza molto ristretto non possono essere percepite dall’occhio umano. Il nero è, quindi, un simbolo, il simbolo di tutto ciò che non conosciamo, è l’eco silenziosa dell’amplesso dei colori che non saremo mai in grado di vedere, è un’orgia di colori che bruciano insieme e lo fanno con discrezione, è il colore del nostro orizzonte degli eventi entro cui siamo condannati… Bisogna mettere da parte la presunzione per amarlo…

Posted in: Filosofeggiando

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e per finire…

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