L’uomo senza naso – 2ª puntata

By Pietropaolo Morrone on 12 febbraio 2016 — 2 mins read

L’uomo senza naso è un uomo che non vorresti mai incontrare, ma ormai è troppo tardi. Non puoi più sottrarti e non ti resta che seguirlo.
Se vuoi leggere la prima puntata, clicca qui.


2.
— Come lo sapevi che mi sarei seduto?
Pensavo che fosse muto oltre che senza naso. Continuava a starsene zitto mentre io lo stavo a guardare. Non potevo fare a meno di fissare quel buco nero che aveva in mezzo alla faccia. Mi rendevo conto che era strano, stavo osservando un buco, cioè praticamente non stavo guardando un cazzo. Così pian piano ho allargato lo sguardo e mi sono reso conto che era più giovane di quanto mi fosse sembrato prima di sedermi. I capelli, sotto la coppola, erano grigi, come la barba incolta, ma la pelle era piuttosto liscia. Non doveva avere più di cinquant’anni.

— Non lo sapevo, ma conosco la gente come te —. Beh, almeno la voce l’aveva. A un tratto si mette a rovistare in una tasca e tira fuori un coltellino portatile, marroncino e tutto scorticato. Dall’altra tasca prende una mela e, zac, comincia a sbucciarla. Tagliava con calma, una bella spirale di buccia rossa, soffice, cominciava a scendere, una voluta alla volta, fino a che atterrò beatamente a terra. Non so quanto tempo è passato, io continuavo a stare lì. Porca, un momento prima volevo prenderlo a calci in culo e ora non sapevo più cosa fare. E neanche cosa dire.

Tagliò mezza mela e allungò la mano per darmela, ma senza guardarmi. Sul bianco della mela risaltava lo sporco delle unghie. Era uno straterello di tartaro nero così regolare che doveva stare lì da mesi, da anni forse.

— No, non ho fame —. Allora, morse il pezzo che mi stava per offrire. — Lo sai che ti invidio? Come cazzo fai a startene così calmo? Sei praticamente l’equilibrio incarnato. Io sono sempre incazzato. Me lo diceva sempre mia mamma che mi avrebbe voluto più equilibrato —.

Tirò un lungo respiro e un altro paio di morsi alla mela, sempre con calma.

— Sai che cos’è l’equilibrio? — disse, fissandomi con gli occhi a palla. Pure quel buco in faccia sembrava guardarmi. Erano strani i suoi occhi, erano chiari, trasparenti come biglie, come quando un colore sbiadisce col tempo fino a quasi sparire. Deve aver visto troppe cose, questo ho pensato. Notai una rete di venuzze rosse, piccolissime, sotto agli occhi. Porca, era proprio brutto.

— Alzati e ti faccio capire cos’è l’equilibrio, — e mi alzai. — Ora voltati e guarda quella signora e il bambino che sono appena usciti dal discount, — e mi voltai. Mi sganciò un calcio in culo che arrivai fino all’ingresso del discount. Era rachitico ma picchiava forte.

Il bambino si gira e sghignazza, gli cade il giocattolo che aveva in mano. La madre se lo tira appresso con forza e accelerano il passo. Il giochino rimane a terra.

Ero incazzato più di prima, talmente tanto da rimanere immobilizzato. Allora lo stronzo si passa la lingua sui denti e schiocca le labbra, sollevandole poi verso il buco nero.

— L’equilibrio è quando due titani si spingono l’uno contro l’altro con una forza immane. Da terra sembrano fermi e qualche omino come te potrebbe pensare che stanno per abbracciarsi o per fare un valzer. Ma l’inferno è pronto a scatenarsi da un momento all’altro —.

Tenevo le mani strette a pugno, le unghie mi stavano entrando nei palmi ma stavo, come avrebbe detto lui, in equilibrio. Raccolse il cappello nero, e lo appallottoló.

— Vieni con me, — disse, e io lo seguii.

… continua

Islets of Aspergers, Xooang Choi

The Islet of Asperger, Choi Xooang

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e per finire…

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