L’uomo senza naso – 1ª puntata

By Pietropaolo Morrone on 2 febbraio 2016 — 2 mins read

Ero alla decima vasca. Ero incazzato come al solito, per i soliti motivi. La luce morta dei lampioni cercava di rimbalzare sul lastricato umido. Il corso era pieno di gente e avevo voglia di prendere qualcuno a calci in culo. Così ho deciso bene di entrare in quella traversa senza nome.

C’era una lastra di marmo rettangolare attaccata sulla parete. Il nome non si leggeva ed era troppo alta per sputarci sopra. Sotto alla parola “Via”, l’iscrizione era sporca di un nero che sembrava una colata di pece. Speravo che non ci fosse nessuno ma i negozi erano ancora aperti, nonostante l’ora. Fra un po’ — pensai — i negozianti, per campare, si metteranno pure il letto nel negozio. Così, oltre a prendere più clienti, risparmieranno sull’affitto. “Antiquariato e numismatica”. Era un buco che stava all’ingresso della traversa, con dentro un tipo decrepito seduto dietro a una scrivania, che più che antica sembrava solo vecchia. Se ne stava a consultare un grosso librone, con la faccia appiccicata sui fogli. Non c’era nessuno, a parte uno stronzo di cane davanti alla porta. Ho sputato a terra e ho proseguito. A fianco c’era un corniciaio che stava sull’uscio a discutere con una signora grassoccia che gesticolava mostrando un quadro con una cornice dorata, spaccata in due. Più in là, dopo il portone nero di una casa non illuminata, stava un piccolo discount di un rosso inscurito da un impalpabile velo di sporco. La porta automatica sfornava gente solitaria con in mano buste piene di roba.

La mia voglia di prendere qualcuno a calci in culo stava crescendo. A quel punto sono inciampato su qualcosa. Mi sono fermato e ci ho strusciato il piede sopra per un po’, come quando ci si pulisce le scarpe. Doveva essere un cappello nero, forse di lana, di quelli enormi che ti ci puoi infilare dentro. C’era solo qualche moneta e una banconota da cinque euro. E a lato c’era lui, proprio di fronte all’ingresso del discount. Mingherlino, se ne stava seduto col culo a terra e la schiena poggiata alla saracinesca di un negozio chiuso, con la scritta “Vendesi” fatta con un grosso pennarello nero. Ginocchia sul petto, nocche sulle guance, testa bassa, cappotto scuro e coppola nera da siciliano. Sembrava un’ombra.

— Porca, hai due cappelli e chiedi pure l’elemosina? —.

Immobile, non muoveva neanche un muscolo. Lo guardavo attentamente, la mia voglia era alle stelle. Non sembrava un pezzente, aveva l’aria di uno stronzo qualsiasi.

— Senti, e perché uno dovrebbe farti l’elemosina? Non fai un cazzo, non balli, non canti, non suoni —. Le persone continuavano a uscire dal discount, ma non ci cacava nessuno. Alzò la testa lentamente. L’ombra si trasformava in carne ma non completamente. Non aveva il naso. Cioè, aveva un buco al posto del naso, come se tagli di netto un cono gelato messo al contrario. Il buco era una specie di triangoloide nero contornato di carne. Era veramente orribile, senza alcun dubbio — pensai — ma non lo era più della faccia da stronzo del mio capo, o anche di quella di mio suocero.

Strusciò il culo sull’uscio del negozio chiuso, spostandosi più in là. Smisi di blaterare e mi sedetti vicino a lui.

… continua

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e per finire…

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