Lode al cesso

By Pietropaolo Morrone on 8 marzo 2017 — 1 min read

È bello vincere un poetry slam dedicando una poesia al cesso, il luogo più intimo, più filosofico, l’unico posto dove ormai possiamo stare da soli, a meditare.

… troppi gli occhi che abbiamo intorno, troppo il sibilare delle dita che fanno petting coi display dei cellulari, troppe le bocche che ciarlano e gridano invece di baciarsi.

L’ode al cesso

Lode a te o mio scranno,
teatro di pensieri e di letture,
silenzioso, flessuoso e mai digiuno,
conosci le vergogne di ciascuno.
Ci provano a cancellare il tuo candore:
tanfi sulfurei zufolanti,
turbolenti olezzi flatulenti,
leppi mefitici alifatici,
effluvi cacherelli e ‘mpatacchiosi,
colate piroclastico-magmatiche,
pisciate lisce o calcolose,
sgommate avvinghiose come cozze.

E tu, impataccato, zafardato, piaccicoso,
lutulento, zarafanato e cisposo,
con la bocca sempre spalancata,
ingoi il piscio e la cacata,
ma la merda a malapena ti carezza
e una sola ramazzata di spazzone,
una bella sborrata di sciacquone
e la merda si rammolla e poi si annulla,

e prima che uno sputo sia seccato,
ritorni verginello e immacolato.

Posted in: poesia

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e per finire…

Il difficile non è scrivere, ma riscrivere, smembrare, sbudellare un testo e rimetterlo insieme in modo che diventi più vivo di prima. Se hai qualcosa da dirmi contattami via email. © PIETROPAOLO MORRONE — tutti i diritti riservati