Lettera a Dio

By Pietropaolo Morrone on 16 novembre 2016 — 10 mins read

Caro Dio,
Sarebbe buona educazione presentarmi, ma ho deciso di non farlo. In fondo, il nome non è che una sputacchiata d’inchiostro su un pezzo di carta, qualche bit ammuffito in una banca dati, o una zufolata di corde vocali, tanto per riconoscerci tra noi umani, nello schiamazzo generale. Di queste minchionerie non credo che, giustamente, te ne importi qualcosa. A dirla tutta, non sembra che ti importi di altro, visto che sei e continui ad essere così silenzioso. Molti prendono il tuo silenzio come un motivo per dire che non esisti. No, non preoccuparti, non voglio addentrarmi nella questione: gente molto più intelligente di me si è spremuta per secoli il cocuzzolo senza cavarci niente. Voglio solo raccontarti un piccolo episodio: quando ero un ragazzino, il prete del mio paese ha risposto così a un tizio scettico che lo punzecchiava in continuazione:
— Insomma, due sono le cose. O Dio esiste e l’uomo è salvo o non esiste e la vita è inutile. È il tuo cuore che ti darà la riposta corretta —.
È chiaro dove il prete voleva andare a parare, e cioè che devi esistere necessariamente, anche se l’argomentazione è piuttosto debole. Per quanto mi riguarda, io non ho la minima idea se esisti o no. Credo però che in realtà le possibilità non siano solo due, ma che ce ne sia una terza, cioè potresti esistere ma non avere la minima idea di noi, un po’ come quando un architetto progetta una bella villa con un enorme e meraviglioso giardino recintato, ma non ha la minima idea di una infestazione di muffa che sta per crescere spontaneamente o dei parassiti che stanno per attentare alla beata pace delle pianticelle. Anzi, c’è da sperare che non si accorga di noi: sappiamo tutti cosa si fa con la muffa e con i parassiti! Comunque sia, non insisterò troppo con queste babbaloccaggini filosofiche. La questione di cui volevo parlarti davvero è un’altra. Anzi, più che di una questione si tratta di un invito. Oggi, nell’era dell’elettronica e dell’informatica, non c’è sistema operativo o pacchetto software che non venga aggiornato con cadenza spesso meno che annuale.  Un’idea potrebbe essere di proporre un update della Bibbia. Sono passate migliaia di anni dalla versione 1.0¹. Bibbia 2.0. Suona bene, no? Sono convinto che un mondo con più ragione e meno religione sarebbe migliore. Un mondo senza Bibbie da interpretare. Per ora, una riscrittura, però, potrebbe essere utile almeno per frenare la follia di alcuni fondamentalisti.
Certo, dovresti inventarti un sistema più moderno di una serie di uomini che compilano pazientemente testi in virtù di una non meglio specificata ispirazione divina. Questa trovata poteva andare bene nella Palestina di qualche migliaio di anni fa, ma oggi un pincopallino che si proponesse di aggiungere o aggiornare i testi sacri per ispirazione divina, o un Mosé redivivo che portasse con sé inciso su pietra un update dei comandamenti, verrebbe chiuso direttamente in manicomio. Non sono certo io a doverti suggerire il modo, ma dovresti trovare una soluzione più in linea coi tempi moderni. Diciamocela tutta, la Bibbia 1.0 è un pochino lunga, prolissa e anche piena di violenza (il vecchio testamento ricorda i bollettini di guerra dell’attuale Palestina), piena di contraddizioni che ormai studiosi di tutto il mondo stanno portando alla luce.
Oggi, in questo mondo in cui l’uomo è sempre più stressato dal lavoro e dalle follie di questa realtà ipertecnologica, non vanno più di moda i tomi di migliaia di pagine. A parte Stephen King, Wilbur Smith e qualcun altro, nessuno si può permettere di superare un centinaio di pagine ed essere sicuro di raggiungere un ampio pubblico. Una Bibbia 2.0 di, diciamo, ottanta o cento pagine, anche meno, chiara, concisa, senza ambiguità, sarebbe una buona trovata. Già che ci sei, vedi di aggiornare e semplificare pure il Corano, tanto sei sempre tu lo stesso Dio.
Troppe proibizioni inutili, contraddizioni, incomprensioni, differenti interpretazioni hanno portato un sacco di guai nel corso della storia. Ma anche oggi. Non ti sarà sfuggito il conflitto Israele-Palestina. Del resto è coinvolto il popolo che consideri “eletto.” È un concetto molto strano questo dell’elezione di un popolo, che si ripropone spesso nella storia, e con pessimi effetti. Se ci pensiamo bene, il 
Mein Kampf afferma che la razza tedesca/ariana è superiore alle altre, il Vecchio Testamento dice che gli ebrei sono il popolo eletto da Te e quindi migliore degli altri. C’è così tanta differenza tra i due libri? Sicuramente si tratta di “elezioni” di natura diversa, ma i risultati sono simili e non mi pare proprio cosa buona e giusta. Il sangue ebreo, ariano o arabo è sempre rosso e indistinguibile, in qualsiasi laboratorio di analisi. Di sicuro ci sono altri aspetti, oltre alla creduloneria, che influiscono in questo caso specifico: ad esempio la convenienza di uno stato come Israele per un paese come gli Stati Uniti, come avamposto strategico in una terra così calda, dai tempi della guerra fredda ad oggi, e il ruolo delle potentissime lobby di ebrei che pare abbiano un’influenza enorme nella politica americana. Però, di sicuro, gli ebrei sono realmente convinti della legittimità di quanto gli hai promesso.
Caro Dio, ti prego, mi fai il favore di scrivere chiaramente che tutti i bipedi spelacchiati, uomini e donne², ebrei o arabi, sono uguali?
Potresti aggiornare un bel po’ di argomenti, ad esempio potresti parlare dei pericoli di un modello di società basata sul consumo e la crescita. “Si consuma poco”, “Crescita lenta”, “crescita zero”, quante volte abbiamo sentito queste stronzate. Quello della crescita è un modello poco intelligente. Maestri assoluti nell’applicazione di questo modello sono i tumori, che crescono e si espandono a dismisura, succhiando alla cieca energia vitale dal corpo ospite, fino alla morte dello stesso ospite (ma anche del tumore!). Che intelligenza, eh?Caro Dio, non voglio tediarti ancora, avrai mille impegni chissà dove, in questo universo o in altri. Ci sarebbero tante altre questioni da affrontare, ma non vado oltre. Non hai certamente bisogno di me per trovarle o proporne una soluzione. Il mio era solo un invito. Comunque, se sei arrivato fino alla fine di questa lettera ti ringrazio. Se poi l’hai cestinata o, come temo, non esisti, allora fa niente, non preoccuparti. Ti auguro un buon pomeriggio e ti raccomando, fatti vivo!

Un terrestre
(Se volessi rispondermi, mi chiamo Pietropaolo Morrone)

P.S. Sapendo che stavo per scriverti una lettera, un po’ di amici mi hanno pregato di sottoporti alcune domande o richieste.

Annarita: “Digli di leggermi nel pensiero…però non si sbagliasse stavolta! E saluti ad Elwis”;
Costantino: “Digli di azzerare tutto. Fare tutti di un solo sesso e di fare tutti o buoni o cattivi. Di non fare le convocazioni nel pieno della vita. Insomma la pena deve essere certa senza sconti”;
Andrea: “di continuare a farsi i cazzi suoi”;
Angelo: “Ma che cazzo di fine hai fatto, si può sapere?”;
Mina: “di smetterla di farmi concorrenza”;
Valentina: “Digli grazie di essere uscito dalla mia vita da circa quattordici anni… E che è bastardo, al figlio l’ha fatto resuscitare, ai figli degli altri no”;
Daniela: “chiedigli perché il potere è in mano a chi lo usa per distruggere?”;
Mariuccia: “che la gente cominci a pensare”;
Un’altra Valentina: “che lui mi ama, ma io lo vedo solo come un amico”;
Diego: “fermare le stragi in Palestina e nel mondo e di togliere il premio Nobel a Obama”;
Enrico: “Salutamelo”;
Pierluigi: “Che mi aiutasse a superare l’esame di analisi così i miei sono contenti”.

P.P.S. Prima di chiudere vorrei togliermi un sassolino dalla scarpa. Voglio dirti in faccia che, oltre a essere silenzioso, sei pure palloso. Palloso come la pace dei sensi, come il dover rifare i letti, apparecchiare, scaricare la lavastoviglie, palloso come il matrimonio. Probabilmente conosci I promessi sposi: dopo le infinite e gustose peripezie di Renzo e Lucia, Manzoni ha siglato la parola FINE proprio quando si sono sposati, come a dire “e mo’ che si sono sposati, che c’è da dire?”. Ebbene, i maggiori scrittori hanno preferito dedicare una serie di capolavori al Diavolo piuttosto che a Te: Goethe, Bulgakov, Mann, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Addirittura il nostro Dante, dopo un viaggio tra l’Inferno e il Paradiso lungo centinaia di versi, una volta arrivato al tuo cospetto, non ha avuto molto da dire. Ma il discorso non vale solo per gli scrittori. Ti sarai accorto che sei ormai praticamente sparito dall’arte contemporanea; sono lontani ormai i tempi della Cappella Sistina.
Per cui, datti una mossa, o ti fai vivo o l’uomo, prima o poi, farà a meno di te. O meglio, si renderà finalmente conto che in realtà ha sempre fatto a meno di te!

NOTE:
¹ Parlare di una versione 1.0 è improprio visto che la Bibbia è stata in realtà scritta nel corso di centinaia di anni. Altro che versione “1.0”, a rigore dovremmo forse scrivere “1 MILIARDO. 0″! La versione più antica in nostro possesso (intendo del genere umano) risale al III secolo d.C. e le variazioni rispetto a quella odierna sono migliaia. D’altra parte, oggi esistono molte Bibbie: quella dei testimoni di Geova, degli evangelisti, quella ufficiale della CEI o a quella dei cristiani Copti”, quella degli ortodossi (in Grecia e Russia, ad esempio), quella anglicana o quella di Lutero. Preferisco comunque continuare a riferirmi alla versione 1.0. Per me, tutte queste “versioni” sono uguali, nel senso che sono allo stesso modo anacronistiche. Riferimenti: 1) Bart D. Ehrman, “Gesù non l’ha mai detto“, Mondadori, 2007; 2)  Mauro BiglinoLa Bibbia non e’ un libro sacro“, Uno Editori, 2013.

² Dalla prima lettera ai Corinzi, 14:34, “le donne stiano in silenzio, ma siano sottomesse”. Cos’è, il prequel di “cinquanta sfumature di grigio”? Sì, è vero, ci sono donne a cui piace essere sottomesse, ma si tratta di un altro campo!


Neanche a farlo apposta, ecco che trovo una lettera in un cumulo di posta non letta e di bollette ancora da pagare.

Lettera risposta DIO

 “Mali tempi, figlio mio! Vedi come mi son ridotto? Sto qui a guardia delle panche [della Chiesa]. Di tanto in tanto, qualche forestiere. Ma non entra mica per me, sai! Viene a visitar gli affreschi antichi e i monumenti, monterebbe anche su gli altari per veder meglio le immagini dipinte in qualche pala! Mali tempi, figlio mio. Hai sentito? hai letto i libri nuovi? Io, Padre Eterno, non ho fatto nulla: tutto s’è fatto da sé, naturalmente, a poco a poco. Non ho creato Io prima la luce, poi il cielo, poi la terra e tutto il resto, come ti avevano insegnato ne’ tuoi gracili anni. Che! che! Non c’entro più per nulla Io. Le nebulose, capisci? la materia cosmica… E tutto s’è fatto da sé. Ti faccio ridere: uno c’è stato finanche, un certo scienziato, il quale ha avuto il coraggio di proclamare che, avendo studiato in tutti i sensi il cielo, non vi aveva trovato neppur una minima traccia dell’esistenza mia. Di’ un po’: te lo immagini questo pover’uomo che, armato del suo canocchiale, s’affannava sul serio a darmi la caccia per i cieli, quando non mi sentiva dentro il suo misero coricino ? Ne riderei di cuore, tanto tanto, figliuolo mio, se non vedessi gli uomini far buon viso a siffatte scempiaggini. Ricordo bene quand’Io li tenevo tutti in un sacro terrore, parlando loro con la voce dei venti, dei tuoni e dei terremoti. Ora hanno inventato il parafulmine, capisci? e non mi temono più; si sono spiegati il fenomeno del vento, della pioggia e ogni altro fenomeno, e non si rivolgono più a Me per ottenere in grazia qualche cosa. Bisogna, bisogna ch’io mi risolva a lasciare la città e mi restringa a fare il Padreterno nelle campagne: là vivono tuttora, non dico più molte, ma alquante anime ingenue di contadini, per cui non si muove foglia d’albero se Io noi voglia, e sono ancora Io che faccio il nuvolo e il sereno. Su, su, andiamo, figliuolo! Anche tu qua ci stai maluccio, lo vedo. Andiamocene, andiamocene in campagna, fra la gente timorata, fra la buona gente che lavora³”.

³ Ammetto che non è Dio che ha risposto, né io ho finto di rispondere (scriversi domanda e risposta non sarebbe carino!), ma si tratta di un frammento del racconto Il vecchio Dio di Luigi Pirandello, tratto dalle Novelle per un anno (1922).


NOTA: per quanto riguarda la questione palestinese, consiglio la lettura di “Cronache di Gerusalemme”, una graphic novel di Guy Delisle. Riporto alcune tavole che valgono più di mille commenti:

Cronache di Gerusalemme
Cronache di Gerusalemme
Cronache di Gerusalemme Cronache di Gerusalemme

 Segalo inoltre alcuni interessanti articoli pubblicati sull’ottimo Blog Byebyeunclesam, che apre gli occhi su tante cose:

1) Israele e la matematica.
2)  15 maggio 1948
3) Israele ha diritto di difendersi

Posted in: Filosofeggiando

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  • Ciao Pietropaolo!
    A proposito della frase “Caro Dio, ti prego, mi fai il favore di scrivere chiaramente che tutti i bipedi spelacchiati, uomini e donne², ebrei o arabi, sono uguali?”, guarda che mi pare di ricordare che nella Bibbia sta scritto, da qualche parte, che tutti gli uomini sono uguali e lo sono anche nei confronti degli animali!
    E tutti, anche gli animali, hanno un’anima!!!
    Attento, quindi a quando azzanni la prossima coscia di pollo.
    Naturalmente, come spesso, troppe volte, accade nella Bibbia, c’e’ scritto anche il contrario, da qualche altra parte.
    Ad esempio si fa distinzione tra animali puri e impuri.
    Fanno parte degli impuri: il maiale, la lepre e i molluschi.
    Siccome la Bibbia e’ la Parola di Dio, non abbiamo motivi per dubitarne.
    E quindi, attento alla prossima fetta di salsiccia o di prosciutto crudo o cotto.
    L’inferno ti aspetta, perche trattasi di peccato mortale.
    Prima non lo sapevi (forse) e POTEVI essere scusato.
    Ora non piu, perche adesso lo sai.
    Dio in persona mi ha detto di avvisarti.
    Ciao, Angelo

e per finire…

Il difficile non è scrivere, ma riscrivere, smembrare, sbudellare un testo e rimetterlo insieme in modo che diventi più vivo di prima. Se hai qualcosa da dirmi contattami via email. © PIETROPAOLO MORRONE — tutti i diritti riservati