Laura risponde a Francesco Petrarca

By Pietropaolo Morrone on 22 febbraio 2016 — 1 min read

Nel corso di una seduta spiritica ho convocato Laura (l’amica di Petrarca), che mi ha dettato questo sonetto in risposta a uno dei tanti (per la precisione “Erano i capei d’oro a l’aura sparsi”) che il nostro Francesco le ha dedicato un po’ di secoli fa. Come si dice, meglio tardi che mai. Laura si è divertita a usare le stesse rime del sonetto di Petrarca. Per questo riporto il sonetto su cui si è basata e a seguire la risposta di Laura. Vi farò sapere se Petrarca avrà un controsonetto.
Buona lettura!

 

Petrarca
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ‘n mille dolci nodi gli avolgea,
e ‘l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi;

e ‘l viso di pietosi color’ farsi,
non so se vero o falso, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea,
qual meraviglia se di subito arsi?

Non era l’andar suo cosa mortale,
ma d’angelica forma, et le parole
sonavan altro che pur voce humana;

uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch’i’ vidi; et se non fosse or tale,
piaga per allentar d’arco non sana

Laura
Ferace nella vita è il dar da farsi,
e non restare impalati in apnea;
persi in adorazione di una idea,
ché si resta coi pollici a girarsi,

lasciar che il tempo spiri e logorarsi,
per tornare non v’è farmacopea:
che cosa pensi, qual è la tua idea,
usare solo gli occhi e consumarsi?

Non aura solo ma passion carnale,
di materica forma e le parole
alte, sì, ma non sono che mezzana

e la tua Laura pulsa e carne vuole.
La penna consumasti o vil mortale,
la ferula serbasti sempre sana

Posted in: poesia

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e per finire…

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