La fanciulla e il caccologo

By Pietropaolo Morrone on 11 dicembre 2017 — 9 mins read

Pietropaolo Morrone

PERSONAGGI:
una fanciulla, (il) caccologo

[OMISSIS]

FANCIULLA: … dunque, lei sarebbe un… come dire, ehm…

CACCOLOGO: Un caccologo, anzi il caccologo, visto che sono praticamente l’unico al mondo.

FANCIULLA: Lei, quindi, studia la… insomma la cacca, ma per quale motivo? Cioè, a scopo diagnostico? Pratica qualche forma di medicina alternativa? O forse lei è una specie di mago, e magari legge il futuro nelle feci?

CACCOLOGO: Sono uno scenziato! Vedi, ragazza, l’uomo possiamo vederlo come una specie di scatola nera con un ingresso e un’uscita: entrano tante cose in questa scatola, tanti colori, il rosso vermiglione dei pomodori o di un taglio spesso di carne al sangue, le gradazioni di verde di un bel minestrone, il giallo… detto tra noi, non mi piace molto il giallo, mi sa di malaticcio… e poi gli odori, le essenze [Il caccologo aspira voluttuosamente a pieni polmoni], i fiori, i capelli di donna, erba cipollina appena tagliata… mmh… Insomma, entrano tutte queste meraviglie nella scatola nera e cosa esce? Cosa esce da questa varietà? Sempre la stessa cosa, lo stesso colore, una spirale di Archimede marroncina, con poche gradazioni. Marrone, che brutto colore, non trovi?

FANCIULLA: Non è che sia brutto brutto. Prendiamo il legno, i mobili. Mogano, noce, sono sul marrone o no?

CACCOLOGO: Certo ma nessuno pensa che sono marroni, pensano che sono color legno.

FANCIULLA: Infatti, anzi peggio ancora, caccologo. Prendiamo i negozianti di mobili e parquet. L’altra volta sono andata da Chateau d’ax per comprare un mobiletto da mettere in cucina e sà il tipo che lavorava lì che cosa mi ha detto? Abbiamo un bellissimo mobile wengè che fa al caso suo. Io non sapevo neanche che roba era ‘sto wengè.

CACCOLOGO: Sì, ora va di moda questo wengé. Sono furbi questi rivenditori perché sanno che i clienti preferiscono sentire che un mobile è wengé piuttosto che marroncino/merda secca. Mah… Ad ogni modo… Ho perso il filo del discorso.

FANCIULLA: … Diceva che l’uomo è una scatola nera dove entrano tante cose diverse ma ne esce una sempre uguale.

CACCOLOGO: Ah, benissimo. Dalla varietà, in definitiva, discende l’unità, è un po’ come per le costanti della Natura, la velocità della luce, la costante dei gas perfetti, la gravitazione universale, non cambiano mai anche se i fenomeni ci appaiono sono così diversi. Ecco perché studio la cacca. C’è una profonda motivazione filosofica. Bisogna studiare ciò che si mantiene costante nella molteplicità e in questa unità ci deve stare nascosto un significato profondo, molto profondo. A proposito, possiamo darci del tu.

FANCIULLA: Oh grazie dottore, sono onorata.

CACCOLOGO: caccologo, prego.

FANCIULLA: Sì, caccologo, ma quindi che tipo di studi fa, anzi fai sulla cacca?

CACCOLOGO: La caccologia è una scienza appena nata, e come per ogni scienza appena nata che si rispetti, ha bisogno di sperimentazione, di attività di laboratorio per, per…

FANCIULLA: … per interpretare i dati e trovare una teoria che li spieghi?

CACCOLOGO: … Oh perbacco, sei preparatissima.

FANCIULLA: Non è che sia ferratissima sull’argomento. Ho letto un po’ di libri divulgativi sulla scienza, niente di che.

CACCOLOGO: Fai bene, tutti dovrebbero farsi un’idea del metodo scientifico.

FANCIULLA: Senti, che attività di laboratorio stai portando avanti, dottor caccologo?

CACCOLOGO: Ottima domanda, davvero ottima. Dunque, sto conducendo delle analisi comparative. In pratica, sto analizzando due campioni: uno prodotto da una modella svedese, con un nome impronunciabile, alta un metro e ottantotto, occhi azzurri, capelli biondo cenere… che pezzo… [il caccologo è sovrappensiero e si perde nei suoi pensieri]

FANCIULLA: E l’altro campione?

CACCOLOGO: [rientra in sentimenti] Ah sì, l’altro campione di prodotto appartiene, anzi apparteneva, fino a che lo ha avuto in corpo, a un ragioniere di Cosenza Casali alto un metro e sessantacinque, calvo e con i denti gialli e un principio di piorrea, due carie, un dente d’oro e un’unghia incarnita. Sono tutti dettagli che ho appuntato con cura nei miei registri di laboratorio. I dettagli possono fare la differenza.

FANCIULLA: Sono un po’ confusa, caccologo. Che senso ha cercare delle differenze in un “prodotto” che, da quello che stai dicendo, è una specie di costante universale della natura? Non c’è una contraddizione?

CACCOLOGO: Eh, capisco la perplessità, infatti è una congettura e come tutte le congetture non è accettabile finché non è verificata sperimentalmente. Per ora non ho trovato differenze, effettivamente. Sembrerebbe che l’ipotesi sia vera. Entrambi i campioni sembrano assolutamente identici: residui non digeribili, fibre, fosfati, calcio, acidi gastrici, bile, muco, cellule morte, batteri a carrettate e acqua.

FANCIULLA: Hai intenzione di scrivere un libro su questa teoria, immagino.

CACCOLOGO: Esattamente. Il primo capitolo sarà “Analisi sperimentale del prodotto”. Che te ne pare? Suona bene, no?

FANCIULLA: E lo chiamerai “prodotto” nel libro?

CACCOLOGO: Eh sì, mica posso chiamarlo cacca. Lo svaluterei. Oggi si usa così. Gli spazzini si chiamano operatori ecologici. Lo senti che bello… senti come suona [il caccologo scandisce bene ogni vocale] operatore ecologico, non senti anche tu cantare gli uccellini mentre lo pronunci? Oppure i bidelli… che oggi si chiamano “collaboratori”, non sia mai che bidelli faccia pensare al bidè. Insomma bisogna attenersi ai nuovi ritrovati della lingua. L’uomo si vuole affrancare dalle bassezze del corpo.

FANCIULLA: Beh, sì, mi pare giusto… [La fanciulla sembra un po’ imbarazzata] Avrei una curiosità… non vorrei uscire fuori tema ma io, come ti dicevo, non ho una cultura scientifica vera e propria, a parte alcune letture divulgative qua e là, e più in là di questa discussione non credo di poter andare.

CACCOLOGO: Che studi hai fatto?

FANCIULLA: Mi sono diplomata all’accademia delle belle arti, amo la letteratura e in effetti, a pensarci, la cacca ha un certo ruolo nell’arte contemporanea. Vedi per esempio la merda d’artista di Manzoni. Non so se conosci l’opera.

CACCOLOGO: Sì, ho sentito di quella specie di barattolino con scritto “merda d’artista”. Non sapevo che Alessandro Manzoni facesse queste cose, cioè so benissimo che Alessandro Manzoni andava di corpo ma non pensavo che si conservasse campiodi di prodotto nelle scatolette. Era avanti Manzoni.

FANCIULLA: Ma no, non era Alessandro Manzoni. Era Pietro Manzoni, un artista contemporaneo, cioè in realtà è morto da parecchio tempo, ma sui libri di arte si dice che è un artista contemporaneo.

CACCOLOGO: Dunque, anche i contemporanei possono essere morti. Noi, invece, siamo contemporanei vivi, toccando ferro. Meglio essere contemporanei vivi che contemporanei morti.

FANCIULLA: Ehm, certo…

CACCOLOGO: In fondo quest’opera non è altro che un barattolo su cui c’è scritto, è vero, merda d’artista, il cui contenuto non lo conosce nessuno se non aprendolo ma…

FANCIULLA: … ma così facendo rovinerebbe un’opera d’arte.

CACCOLOGO: Esattissimo. Dunque anche per il barattolo di Manzoni — meglio dire Pietro Manzoni e non solo Manzoni, altrimenti mi viene in mente Don Abbondio seduto sul cesso con il breviario in mano —, anche per quest’opera un po’, come dire?, balzana, vale il principio di indeterminazione di Heisemberg. Conosci la faccenda del gatto di Schrödinger?

FANCIULLA: Uhm, il gatto di… ho sentito qualcosa ma non ricordo bene…

CACCOLOGO: C’è questo gatto in una scatola, dentro c’è una fialetta di veleno che viene attivata dal decadimento di un atomo radioattivo; quest’atomo, finché non apri la scatola è sia decaduto che non decaduto — è così che funziona la natura —, e quindi finché non apri la scatola, il gatto è vivo e morto contemporaneamente; aprendola, la scatola, quello stato sovrapposto collasserà in un singolo stato della natura per cui solo allora saprai se il gatto è vivo o morto. Stessa cosa accade per il barattolo del Manzoni, Pietro — Dio mio, ho sempre quell’immagine di don Abbondio che mi tormenta —, finché non lo apri non puoi sapere se c’è lo stronzo o no. Anche questa è filosofia della scienza, fanciulla mia. Popper sarebbe strabiliato…

FANCIULLA: In fondo, quest’opera di Manzoni…

CACCOLOGO: Pietro…

FANCIULLA: Pietro, Pietro… dicevo, quest’opera non è che una frase, a prescindere dal suo significato, scritta su un comunissimo barattolo giallo.

CACCOLOGO: Ah, il barattolo è giallo? [il caccologo ha l’aria disgustata] Che chifo.

FANCIULLA: Eh sì, è tutto giallo. E c’è pure un’analogia con l’opera Ceci n’est pas une pipe di Magritte: sul quadro che rappresenta una pipa l’autore ha scritto che quella non è una pipa…

CACCOLOGO: perché in effetti nessuno potrebbe fumarla, però nella scatola gialla [espressione di disgusto] potrebbe esserci lo stronzo.

FANCIULLA: Sì, potrebbe ma ora, dopo cinquant’anni, ammesso che ci sia stato, non è più uno… ehm, stronzo, si sarà vaporizzato. Quindi si potrebbe aggiungere un bel non al titolo dell’opera del Manzoni: (non) merda d’artista.

CACCOLOGO: Notevole ragionamento. Davvero notevole. [Il caccologo si rivolge al pubblico] Questa ragazza ha stoffa.

FANCIULLA: Grazie e poi, a pensarci bene, ci sono diversi romanzi che parlano di cacca, non so se hai letto qualcosa.

CACCOLOGO: Io sono uno scienziato sperimentale, in fatto di letteratura sono un po’ crudo. Che c’entra la merda con la letteratura? Cioè, so benissimo che esiste la letteratura di merda ma la merda nella letteratura che roba è?

FANCIULLA: Ecco, per esempio prendi Omero. C’è un episodio dell’Odissea, è così commovente! Ulisse ritorna a Itaca e rivede il suo vecchio cane Argo su un cumulo di letame. Il cane è malridotto, vecchio e stanco, muore per l’emozione di vedere il suo vecchio padrone. Mi fa venire la pelle d’oca! Qui il letame, ovviamente, rappresenta l’abbandono, il degrado. Ma ci sono anche esempi comici, come un paio di novelle di Boccaccio, e addirittura pezzi da novanta della letteratura mondiale come l’Insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera, che riesce a tirare fuori un sacco di riflessioni filosofiche sulla cacca.

CACCOLOGO: Oh, come sei colta… e anche carina in effetti. Potremmo sposarci e aprire il più grande centro di ricerche di merda del mondo. Potremmo completare così le nostre conoscenze sul “prodotto”, che spazieranno dalla scienza sperimentale alla filosofia, alla letteratura. Sono il più grande caccologo del mondo.

FANCIULLA: [la fanciulla è entusiasta e felice] Sono onorata, non mi aspettavo una… una… [La fanciulla diventa ombrosa e dubbiosa]… ma c’è un aspetto che non mi convince in questa proposta.

CACCOLOGO: E cosa?

FANCIULLA: È vero che sei il più grande caccolo del mondo, ma per tua ammissione sei anche l’unico caccologo al mondo, quindi sei contemporaneamente anche l’ultimo caccologo del mondo.

CACCOLOGO: [Perplesso] uhm, e quindi anche il penultimo, il terzultimo, mio Dio. È sempre quel principio di indeterminazione che non mi dà tregua. Cosa farò? Piripipì e piripipò. Uhm, vediamo, potrei prendere una serie di dipendenti più o meno scemi cosicché io possa continuare ad essere il primo caccologo e solo il primo. E non contemporaneamente ultimo. E gli faccio fare quello che dico io.

FANCIULLA: E i bravi?

CACCOLOGO: I bravi ai call center. Mi serviranno dei call center quando scoprirò il segreto della merda. La gente finanzierà le mie ricerche di merda, comprerà i miei prodotti di merda, i miei risultati di merda. I più intelligenti devono convincere i più fessi, o forse sono i più fessi che devono convincere i più intelligenti?

FANCIULLA: Il ragionamento non fa una piega.

CACCOLOGO: Faccio un giro di telefonate, ci organizziamo, vedrai che diventerò il più grande caccologo del mondo e poi ci metteremo d’accordo, va bene?

FANCIULLA: Va bene.

VOCE FUORI CAMPO: E vissero felici e contenti.

[OMISSIS]

dedicato a Ilaria

 

Posted in: Filosofeggiando

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