Antidiario — « […] io non li alleno i polpacci. Sono i muscoli più tamarri del corpo»

By Pietropaolo Morrone on 17 gennaio 2016 — 2 mins read

In palestraPietropaolo Morrone

18:34

Il ritmo del pezzo pop di sottofondo non va a tempo con i grugniti impulsivi di quel marcantonio che fa sollevamento pesi. Sono stanco. Per fortuna mi mancano solo cinque minuti di cardio. Recupero fiato. Si libera una cyclette. Monto su. I manubri sono umidicci, come qualsiasi altra attrezzatura nella sala. Lo scambio di fluidi protoplasmatici, insieme ai funghi e i germi che prosperano nelle docce, dovrebbe allenare il sistema immunitario.

18:35

Arriva la tizia che sta sempre davanti al bancone, all’ingresso. Incede lungo la sala spruzzando a terra un deodorante dozzinale al limone e che sa di alcool. Cammina a gambe strette e capo lievemente inclinato. Arriva in fondo, apre due finestre e si volta rapidamente, sparando un’altra raffica di deodorante. Sfreccia verso la porta d’ingresso. Imposto il mio solito programma di sei minuti e attacco a pedalare. I grugniti dell’energumeno sono finiti. Resta solo il pezzo pop e il rumore dei passi sulla fila di tapis roulant che arrivano fino in fondo. La tipa alla mia sinistra indossa due cuffie enormi, almeno rispetto alla sua corporatura minuta. È una habitué. La trovo quasi sempre. Stende un’ampio asciugamano ovunque si sieda e pulisce sempre con cura i manubri prima di cominciare. Quando non ha le cuffie in testa sta sempre a cicalare con gli istruttori, soprattutto con Mirko. È una bella ragazza. Una volta, mentre tutte le cyclette erano impegnate, mi ha rivolto la parola: mi ha chiesto se ne avevo ancora per molto. Alla mia destra c’è un ragazzino sui quindici anni. Non l’avevo mai visto prima. Fa petting col cellulare, pedalando a ritmo lento. Guardo l’orologio. Mi restano ancora tre minuti.

18:37

Si avvicina Manuel, l’istruttore che mi segue da quando mi sono iscritto: spalle imponenti; testa rapata che fa tutt’uno con il collo; maniche della maglietta arrotolate; cellulare da sei pollici attaccato all’avambraccio con un bracciale a chiusura in velcro:

— Ho notato che salti la calf machine.
— La calf…
— La macchina per allenare i polpacci. Sulla scheda che ti ho fatto c’è scritto.
— No, io non li alleno i polpacci. Sono i muscoli più tamarri del corpo —. Rimane per un attimo come stranito. Accenna un sorriso a denti stretti: — Va bene, magari fai qualche minuto in più di cyclette. Non dimenticare di fare il defaticamento alla fine, — e se ne va verso la sala in cui si fa allenamento a corpo libero.

18:38

Mancano due minuti e rotti. Scendo dalla cyclette. Oggi sono stanco. Il distributore automatico sputa una merendina. Una bella ragazza coi leggins neri la prende con avidità. Vado verso lo spogliatoio, con gli occhi puntati sulle curve di miss merendina. Mi faccio strada tra due tipi in accappatoio che escono dalle docce. Due chiappe pelose sono nei pressi dell’attaccapanni dove ho messo la mia roba. Prendo tutto. Metto il giubbotto mentre vado verso l’uscita. Mi fermo davanti alla porta dello spogliatoio, tolgo scarpe e pantaloncini. Uso sempre scarpe con mezzo numero in più. Saluto la tizia del deodorante simil-limone mentre abbottono la cintura sui jeans. Saluto Mirko, che sta entrando col borsone a tracolla. Prima di tornare a casa passo dal supermercato. Poi ci vorrà un bagno caldo.

 

The icon is Designed by Freepik

Posted in: Anti-Diario

Leave a comment

Commenta…

e per finire…

Il difficile non è scrivere, ma riscrivere, smembrare, sbudellare un testo e rimetterlo insieme in modo che diventi più vivo di prima. Se hai qualcosa da dirmi contattami via email. © PIETROPAOLO MORRONE — tutti i diritti riservati