Il tempo ha parecchie ferie non godute

By Pietropaolo Morrone on 7 novembre 2016 — 1 min read

 

Non capita spesso, ma a volte resto ammirato di fronte all’opera distruttiva del TEMPO su certi individui di cui ricordo la loro grassa boria, la loro invincibile presunzione e che non vedi da molto. Chi non ne ha conosciuto uno?

Si sa, il tempo è uno scultore folle: comincia a sagomare con dolcezza la materia prima, quelle carni molli che sanno di pesche appena colte, che cedono così facilmente alle dita ma che ritornano con giocosa prepotenza alla loro forma originaria, le modella con la lenta perizia delle massaie di un tempo, le allunga, le estrude in complessioni sinuose, plastiche; arricchisce il ventre morbido con una dolce nicchia che è un invito per le labbra; un po’ più in basso decora l’opera con una lanugine oscura come il baratro, che è un invito alla caduta, un imperativo materico e pulsante. Le dita non possono che perdersi nei capelli che decorano il volto, la lingua non può che essere condannata a ridisegnare in eterno il contorno perfetto delle labbra a cui i geometri non hanno saputo dare un nome.
Ma poi, quello scultore folle, vinto da manie di gradezza, si illude di migliorare ciò che non è più migliorabile, vuole rendere perfetto ciò che già lo è, lo fa forse in buona fede, dimentico di tutti i suoi tentativi infruttuosi, e si affretta, le sue mani tremano, prese da frenesia, stropiccia la pelle, la strizza, la sua follia aumenta il passo fino a sconquassare le carni, le ossa; i suoi sudori, le sue secrezioni corrodono quegli antichi sentori di pesca; la lanugine viene strappata o si imbianca per la paura, per la paura della fine; resta un cencio di carne secca, un mozzicone duro e calloso. Eppure, lo scultore dimentica di guastare il cervello, o forse lo fa apposta, perché possa vederle tutte, le fasi della sua opera distruttiva.

Opera di Zdzisław Beksiński

Posted in: Anti-Diario

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e per finire…

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