il gatto di Schrödinger

By Pietropaolo Morrone on 17 dicembre 2017 — 1 min read

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Il gatto è un animale che ha due zampe davanti, due zampe dietro, due zampe sul lato sinistro e due zampe sul lato destro. Le zampe davanti gli servono per correre le zampe dietro gli servono per frenare. Il gatto ha una coda che segue il corpo. Essa finisce improvvisamente. Egli ha dei peli sotto il naso, rigidi come fili di ferro. E’ per questo che egli è dell’ordine dei “Filini”. Ogni tanto il gatto desidera avere dei piccoli. Allora li fa: è in quel momento che diventa una gatta.

Leggere questo testo senza conoscere fin dall’inizio la fonte aggiunge allo stupore per tanta ingenuità la curiosità di sapere se è stato concepito da un bambino — come effettivamente è stato1 — o da un adulto per così dire “sempliciotto”. Nel primo caso stupirebbe per l’ingenuità condita di genialità allo stato embrionale, nel secondo caso, probabilmente, farebbe un po’ pena. Lo spirito di osservazione dal sapore naturalistico e con velleità tassonomiche, in ogni caso, fa sorridere. Sembra di vedere questo bambino che osserva il gatto correre, incapace di contare quelle zampe così veloci; e forse, le quattro che riesce a contare sollevando i suoi ditini, uno alla volta, osservando lo stesso gatto acciambellato sotto la finestra di casa dopo il banchetto degli avanzi della domenica, gli sembrano troppo poche; sotto a quella montagna di pelo deve nascondere qualche altra coppia di zampette per realizzare quella propulsione. Ma forse all’occhio di una civiltà extraterrestre farebbe sorridere allo stesso modo anche quello che per noi è l’ultimo ritrovato della saggistica scientifica, l’ultimo numero dell’International Journal of Theoretical Physics, il gatto di Schrödinger. In fondo, non c’è tutta questa differenza tra il gatto quantistico, che non si sa se è morto o vivo fino a che non si apre la scatola e il gatto del bambino del Figaro del 1952, della specie dei “Filini”, che ha quattro zampe quando è acciambellato e otto quando corre, che è gatto quando è giovane e diventa gatta quando si fa maturo con la sua bizzarra coda, “che finisce improvvisamente” come questo temino, un guizzo di genialità incosciente.

 


  1. Compito di un bambino di 9 anni, Le Figaro, 1952 ↩︎

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