I versi erano finiti

By Pietropaolo Morrone on 8 aprile 2016 — 1 min read

Una piccola poesia appena pubblicata sulla rivista Alibi altrove letterario (numero 13), il mio raschietto che cerca ancora, nelle latrine dei poeti, che raschia, scava e si consuma…

I versi erano finiti
certi uomini di ingegno avevano stimato
che non ce n’erano rimasti da scrivere
Per questo continuo a raschiare
le latrine dei poeti
c’è ancora qualche avanzo
un imperciocché rugginoso
un algido acciarino
un pugno di rimembranze
un dispaccio atteso invano
nell’immobile buiosa
un mucchietto di punti e virgola avanzati
due maneggioni turlupinanti
intorno a un pennacchio nauseabondo
effuso da una torbida quietanza
Raschiavo da giorni
l’ultimo crepuscolo di luce moriva
trovavo pure versi interi
qualche pastazzo di parole
brutti ma questo c’era
li ho buttati in un sacco nero
e ordinati alla meglio

nella vita ho scambiato
ascelle per vagine
eppure ho sconfitto Dio
mi è bastato domandargli
«se sei onnipotente
fa’ che io non sia nato mai»
Per la vergogna è caduto dal silenzio
mi ha chiesto di pensarlo ogni tanto
ché possa esistere almeno
per qualche istante al giorno
Ho bevuto il sangue dei deboli
mangiato la carne dei morti
sghignazzato nel loggione
ai numeri di attori agonizzanti

E poi ho trovato l’ultimo verso
ancora intonso.
Ama

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e per finire…

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