Antidiario – lo specchio

By Pietropaolo Morrone on 15 marzo 2016 — 2 mins read

Specchio, specchio, povero specchio, in un certo senso mi fai pena. Potendo, magari, mi sputeresti in faccia. Ma no, tu, buono buono, stai tranquillo nel mio cesso da quando sono nato; ogni mattina, alla stessa ora, guardi la stessa faccia, da una quarantina di anni, la stessa faccia, sì, solo con dei piccoli mucchietti di cluster cellulari bio-degradati, marciti, sparsi intorno. Sono ancora pochi, quasi invisibili, ma ogni giorno qualcuno si somma agli altri. Stanno cominciando da poco a imputridirsi, come piccoli zombi infettanti. Imbiancano i peli, solcano la faccia, ma con delicatezza. Mica hanno fretta, ci vogliono anni per vedersi gli effetti. Ma, specchio mio, la pazienza non ti manca, non ti sposti di un millimetro, fiero li vuoi mostrare tutti, uno alla volta, questi zombetti. Ma non lo farai più. Questo tran tran va spezzato. Oggi mi sento su di giri, mi sembra di essermi sparato una pera di Redbull, così ti do un bel cazzotto… Doloroso ma sto meglio.

Ora esco. Mi porto appresso i miei pixel morti sparsi per la faccia. Non solo, aggiungo la colata sanguinolenta sulla nocca: sembra il flusso di un rigagnolo tra i margini di un masso solitario, spigoloso, coperto da una rada erbaccia nera. Non voglio asciugarlo, il rigagnolo.

Passeggio con disinvoltura. Un corvo nero valigetta-munito, incravattato, mi guarda per un microsecondo. Lo stronzo passa avanti con un micro-gesto di disgusto. Li riconosco subito gli avvocati. Del resto io sono della categoria, sono un corvo disperso tra migliaia di corvi. Assomiglio ai pezzetti bio-degradati della mia faccia. Quando va di lusso riesco a far causa per una multa per un divieto di sosta del cazzo, o spedisco una lettera per conto di un condòmino iellato capitato in una mansarda ammuffita, colabrodo d’acqua putrida.

Mezzo chilo di tritolo durante un’udienza. Un’udienza qualsiasi. Ecco, così farei una cosa buona, si libererebbero parecchi posti di lavoro. Ma il tritolo mica lo trovi su ebay. Non solo, i posti si libererebbero per qualcun altro, io finirei in galera come un pirla. Ma non m’importa. Restassero sulla terra tutti questi corvi neri. Si moltiplicassero, figliassero quanto i clusteretti bio-degradati danzanti sulla mia faccia. Cazzi loro. Io oggi vado a zonzo, cazzeggio, con la nocca solcata dal rigagnolo sanguinolento. Compro un gelato, questo tempo perso lo guadagni uno di quei corvi! Io respiro un po’ d’aria. L’aria non si paga. Almeno ancora non la troviamo nei supermercati. Un tempo dicevamo così per l’acqua. L’acqua era gratis. Beh, prima o poi compreremo l’aria ultra-pura degli Himalaja, dell’Amazzonia o degli Urali chiusa in un’ampolla soffiata a mano, saremo felici di farlo. Ma per ora vaffanculo, l’aspiro tutta.

© PIETROPAOLO MORRONE

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e per finire…

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