Io e me

By Pietropaolo Morrone on 13 dicembre 2015 — 2 mins read

Ti piacerebbe parlare con il ”te stesso” di qualche anno fa? Non mi riferisco a un banale dialogo interiore, ma a una reale materializzazione di una delle tante versioni di “te stesso” del passato. Se potesse succedere, cosa gli diresti? A me è capitato e non è stata un’esperienza troppo piacevole. Quindi ti dò un consiglio: se puoi, evita.
Buona lettura!

IO E ME
Pietropaolo Morrone

— E quindi si è avverato il sogno!
— Quale sogno?
— Quello di vedere come sarò fra vent’anni.
— A quanto pare sì. Che ti sembra?
— Mi aspettavo di meglio. Sei vecchio.
— Anche tu non sei granché, peggio di come ricordassi, con tutti quei brufoli in attesa di esplodere.
— Ma tu sei messo peggio. Sei senza capelli e hai pure i peli del petto bianchi. [sghignazza]
— Guarda che sei anche tu, cioè io sono te, quindi non dovresti ridere.
— Io sono io ma tu non sei me. Sei praticamente un’altra persona e quindi posso sfotterti.
— [pensieroso…] Il guaio del tempo è che non si accontenta. È un pessimo scultore. Ti modella e rimodella; prima ti fa spelacchiato e poi ti riempie di peli neri; si annoia di nuovo e ti tinge i peli di bianco; ti mette i brufoli, poi si annoia e te li toglie; ti mette un casco di peli in testa e te li tira via. È indeciso, come la mamma. Sai, ancora oggi cambia continuamente l’arredamento in casa.
— Ah, ma quindi è ancora viva la mamma?
— [tastandosi con cura i gioielli] Sì, certo, mica è passato un secolo. Ma hai voluto parlare con me per questo?
— Anche per questo, ma soprattutto per sapere se mi farò Anna Sconza.
— Anna chi?
— Come chi? Quella della prima effe, quella con le tettone. Se mi dici che non te la sei fatta, evito di perderci tempo…
— Certo che ero proprio un idiota alla tua età. In altre parole, sei un idiota.
— Dai, dimmi se te la sei fatta.
— No, a malapena me la ricordo.
— Cretino!
— Io non c’entro niente. Sei tu che le sbavi dietro rendendoti ridicolo davanti a tutti e soprattutto davanti a lei. Ci ho messo anni per migliorare la tecnica. Vedi di lavorarci da domani, così mi trovo meglio anch’io.
— E quindi che dovrei fare con Anna?
— Le donne hanno una visione periferica più ampia e se ne accorgono se le guardi le tette, quindi guardala negli occhi quando le parli.
— Una visione peri…?
— Lascia stare.
— Vedo che non hai la fede al dito.
— Infatti, non mi sono sposato.
— Sei uno sfigato.
— No, no, sto magnificamente. Tu sei uno sfigato, sei ancora vergine e ti masturbi di continuo.
— Non è vero.
— Sì che è vero, io sono te, anzi sono stato te. Vuoi che non lo sappia?
— Fai l’intelligentone perché sei più grande di me. Senti, stai cominciando a diventare sempre più sfocato. Mi sa che stai per sparire.
— Prima di svanire vorrei dirti una cosa.
— Non ti sento più, grida, grida. Sei trasparente!
— MI SENTIII? DEVO DIRTI UNA COSA.
— …
— DOVE SEI?
— …
— Anzi, non una ma una serie di cose importanti: tutto quello che devi evitare e quello che invece dovresti fare.
— …
— Mah, forse è meglio così, coglione come sei capiresti una cosa per un’altra. [Mette le mani in tasca e va via, lentamente]

Stuart Franklin, INDONESIA. Java. A craftman's hut. 1994.
Stuart Franklin, INDONESIA. Java. A craftman’s hut. 1994.

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e per finire…

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