C’è compagnia e compagnia

By Pietropaolo Morrone on 11 gennaio 2017 — 2 mins read

Nietsche diceva che Dio è morto. Ovvio, non è possibile confutare questa affermazione al di là di ogni dubbio ma fino a prova contraria l’unica cosa davvero certa è che è Nietsche ad essere morto stecchito. Dio probabilmente non è mai nato se non nella fantasia. È un privilegio non essere mai nati. Non se lo può permettere nessuno tranne Lui. Secondo un’antica leggenda greca — ne parla lo stesso Nietsche nel suo famoso testo “La nascita della tragedia” — il re Mida domandò al Sileno, una divinità minore dei boschi vicina a Dioniso, quale fosse la cosa migliore e più desiderabile per l’uomo. Il Sileno rispose:

Stirpe miserabile ed effimera, figlio del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggiosissimo non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nato, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto1.

Molti uomini di ingegno erano dello stesso avviso. Montanelli, nella sua gustosissima “Storia dei Greci”, a proposito di Sofocle, scrive che il famoso tragediografo «riteneva, come Solone, che la più grande ventura per un uomo fosse di non nascere o di morire in culla. Ma (…) Sofocle amò la vita, alla greca, cioè facendo man bassa di tutti i piaceri ch’essa offriva. Venuto al mondo nell’era felice di Atene, ne approfittò largamente, come gli consentivano i suoi mezzi di fortuna, la buona salute e un galgiardo appetito. Amava il denaro, amministrò con saggezza quello che gli aveva lasciato suo padre e ne guadagnò parecchio di suo. Era devoto agli dei, e ad essi rivolgeva preghiere e faceva sacrifici con scrupolosa puntualità. Ma incompenso reclamò da loro il diritto di tradire la moglie e di frequentare i più ambigui guaglioni di Atene (…)2». Montanelli riteneva che questa condotta di vita fosse incompatibile con la posizione nichilista di Sofocle. Credo che non ci sia una reale incompatibilità: anche se Dio non è mai nato, anche se la vita è desolante, anche se è terribile putrafare giorno per giorno nel corpo mentre lo spirito diventa sempre più vigile e consapevole, fresco e gagliardo, è indispensabile trovare un buon modo per trascorrere al meglio questo tempo. Ognuno può, in parte, scegliere come farlo, compatibilmente con i vincoli che i capricci del caso gli hanno assegnato alla nascita e che erano stati così favorevoli per Sofocle. Ma tra le cose migliori che si possano fare c’è indubbiamente trovarsi una buona compagnia, che sia per il dialogo, per la copula o la crapula, questa è cosa veramente buona e giusta. Perché la solitudine non è il male sommo. È molto peggio una cattiva compagnia, specialmente se forzata…

  1. Riportato da Nietsche in “La nascita della tragedia”
  2. Indro Montanelli, Storia dei Greci, 1959.
Posted in: Filosofeggiando

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e per finire…

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