Bellezza

By Pietropaolo Morrone on 25 giugno 2017 — 1 min read

— Tutti dicono che ho dei begli occhi.
— Macché begli occhi…
— Grazie, piacciono anche a te, non è vero?
— Ho detto macché begli occhi non ma che begli occhi.
— Non capisco, non è lo stesso?
— Va beh, va. Sei presuntuosa.
— Non sono presuntuosa, anzi. La bellezza sta negli occhi di chi guarda, ma…
— … ma guarda caso si materializza negli occhi di tutti quelli che ti guardano, vero?
— Sì, mica è colpa mia.
— È un luogo comune, la bellezza non sta negli occhi di chi guarda.
— E dove sta?
— Non esiste. È un fatto di cultura, una questione di convenzioni. Una schifezza di ieri diventa una cosa bella oggi nella teca di un museo famoso. I tuoi occhi, che tra parentesi non mi piacciono, sono come tutti gli altri occhi: palle gelatinose che a toccarle farebbero senso e a guardarle isolate dal corpo magari con i muscoli oculari penzolanti, farebbero venire il voltastomaco anche a un macellaio. Forse bolliti potrebbero essere gustosi, buoni, cioè l’equivalente culinario di “belli”.
— Sei disgustoso.
— No, i tuoi occhi lo sono.
— Ma perché ce l’hai coi miei occhi?
— Perché li vedo come parti a sé, non come elementi dell’insieme. Del resto, se tu mi chiedi come sono i tuoi occhi, io è così che devo vederli, altrimenti avresti dovuto chiedermi “Come vedi i miei occhi in rapporto a tutto il resto?”. A ben pensarci, anche il tuo corpo non è altro che un groviglio di linee che una strana app che sta installata nel cervello interpreta come un corpo femminile e magari seducente, anche se non è il tuo caso, ovviamente, perché si tratta di linee e linee solamente…
— Senti…
— … e questa app lo isola (anche se solo apparentemente) dall’aria che la circonda e dalla quale in realtà non esiste un chiaro confine. È una questione meramente filosofica, sai.
— Senti…
— Dimmi.
— Ma vatti a fare una scopata.

Posted in: Filosofeggiando

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e per finire…

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