autointervista

By Pietropaolo Morrone on 20 dicembre 2015 — 3 mins read

Un tavolo di legno, una poltrona, un trespolo, un intervistatore e un intervistato:

— Nome?
— Pietropaolo
— Sesso?
— Poco o niente.
— Nomignolo?
— Petrus, Petus, Cacco e altri.
— Cacco?
— Sì, c’è una mia amica che mi chiama così, Cacco.
— Come il secondo figlio maschio di Gisulfo II, duca longobardo del Friuli, e di una nobildonna, Romilda, nato nell’ultimo decennio del sesto secolo dopo Cristo?
— No, come cacca, ma al maschile. È affetto.
— Anno di nascita?
— Mah, è difficile rispondere con una certa oggettività, visto che esistono diverse convenzioni per la collocazione dell’anno zero. Tanto per fare un esempio, per gli ebrei l’anno zero corrisponde a qualcosa meno di quattromila anni prima di Cristo, secondo una stima della nascita del mondo che si bassa su dati estrapolati dalla Bibbia; per i cinesi, invece, mi pare che si parta addirittura da un migliaio di anni prima. Visto che sono ateo e che, come vedi, mi piace semplificare le cose piuttosto che complicarle, devo scegliere con oggettività il punto zero, e cioè sono costretto a farlo coincidere con Big Bang. Quindi il mio anno di nascita dovrebbe essere tredicimiliardisettececentomilionimillenovecentosettantasei.
— Mi sa che è meglio non chiederle mese e giorno, né tantomeno il luogo di nascita. Finiremmo col parlare di sistemi di riferimento inerziali e assoluti.
— Sì, è meglio.
— Colore degli occhi?
— Mare inquinato da una petroliera in avaria da una settimana.
— Una risposta semplice no?
— Deve sapere che sono un aspirante scrittore e ciò mi vieta di scrivere ovvietà.
— Piercing?
— Parlo bene solo l’italiano e il calabrese.
— Odore preferito?
— Frullato alla banana. Mi ricorda la scuola materna.
— Animali domestici?
— Una cagnetta. Cerco di imparare da lei come va presa la vita ma senza successo; sono un pessimo allievo.
— Che intendi?
— Per lei qualsiasi situazione è un dato di fatto, la accetta così com’è e la vive, fino alla successiva.
— L’ultimo libro letto?
Notturno indiano di Tabucchi, una schifezza, meno male che era corto: è la storia di un uomo che cerca sé stesso facendo credere ai lettori di cercare qualcun altro fino all’ultima pagina.
— Sembra interessante.
— Sarebbe interessante se il protagonista fosse stato approfondito ma in realtà è stato appena abbozzato. C’è solo un colpo di scena senza una storia.
— Programma televisivo preferito?
— Non vedo la televisione, ma pago il canone RAI.
— Il peggiore sentimento del mondo?
— La viltà.
— Il migliore sentimento del mondo?
— la lussuria.
— Ma non è un sentimento.
— Lo dici tu. E poi, mica potevo dire l’amore. Sarebbe stato troppo banale.
— L’ultima volta che hai pianto?
— Preferisco non dirlo. La mia virilità sarebbe compromessa.
— Ti sei mai innamorato?
— Perdo la testa facilmente.
— Penna a sfera o matita?
— Matita. Si può cancellare.
— Vuoi avere figli?
— No.
— Perché?
— C’è già troppa gente al mondo. Bisognerebbe favorire l’adozione, ci sono tanti bambini che soffrono. È come quando si compra un cane di razza. È meglio adottare un randagio; poi, quando i randagi sono stati adottati tutti, fino all’ultimo, allora si potrà cominciare a comprare cani di razza. In questo caso e solo in questo caso troverei etico anche comprare un pastore belga con antenati imparentati con… mmh, com’è che si chiamava il cane di Ulisse?
— Certe volte ho difficoltà a seguirti.
— Capita anche a me.
— Dormi con un animale di pezza?
— No, con uno vero, il mio cane. Sembra che chi dorme con un cane, dorme meglio.
— Coca Cola o Pepsi?
— Acqua.
— Sai una cosa?
— …
— L’intervista si chiude qua.
— Perché? Ancora siamo alle domande generali.
— Sei un pessimo intervistato.
— Andrà in onda l’intervista?
— No.
— Ma almeno potrebbe essere mandata in onda per la serie “come non dovrebbe essere un intervistato”.
— Addio.

<em>Illustrazione di</em> <a href="http://mattiariami.tumblr.com"><em>Mattia Riami</em></a> <em>per</em> <a href="http://issuu.com/editoremarginalia/docs/alibi_nove_online"><em>Alibi</em></a>
Illustrazione di Mattia Riami per Alibi
Posted in: Dementia

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e per finire…

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