Anche gli uomini hanno il ciclo

By Pietropaolo Morrone on 3 febbraio 2017 — 1 min read

Generare un figlio, in fondo, significa commettere un delitto, un delitto perfetto di cui non si potrà mai scontare la pena. In effetti si tratta di un omicidio a scoppio ritardato — neanche la più paziente delle vendette è capace di tanto —, la cui realizzazione avviene, di norma, quando gli assassini, altrimenti noti come genitori, sono già morti. E i morti, si sa, non possono scontare una pena.

Nella maggior parte dei casi è la donna che ha la colpa, o meglio la femmina che alberga in lei, che sente la necessità di impastare, da una poltiglia di sperma e di materia vischiosa che tiene in pancia, un condannato a morte. L’uomo, anzi il maschio che è in lui, nascosto sotto spessi strati di pseudo-cultura, che si nasconde tra grovigli di moralismi accumulati durante i secoli, convenzioni che puzzano di muffa, ha bisogno solo di scaricare le palle. Le donne hanno un ciclo che non è pericoloso per sé stesse; lo è solo per gli altri. Gli uomini hanno un ciclo (di carica e scarica delle palle) che è pericoloso solo per sé. I problemi dell’uomo consistono, in effetti, nel trovare qualcosa da fare, un qualsiasi impegno, tra una scarica di coglioni e un’altra. E si dà il caso che proprio durante questi pericolosissimi intervalli, l’uomo sia disposto a fare qualsiasi cosa, buona o cattiva, a diventare un inutile vagabondo, una latrina, uno schiavo, un minchione, un parassita che non riesce a fare altro che attendere o, viceversa, uno scalmanato, che deve impegnare la mente a tutti i costi durante questi vuoti. Sono tutte manifestazioni di uno stesso fenomeno, ciò che conta è tenere il conto alla rovescia del suo ciclo.

Durante la breve e agognata fase di scarica, invece, l’uomo non è più mente, è solo fenomeno, come tutto il resto dell’universo, che avviene semplicemente senza bisogno di pubblico. Durante quel tempuscolo, l’uomo non pensa ma accade, l’uomo non è ma semplicemente fa. La condanna del pensiero avviene dopo. Dopo la scarica l’uomo ricorda di essere uomo e dimentica il maschio puro fenomeno, si guarda, ride dei suoi grugniti, ma è un riso amaro, si schifa dei suoi sudori, dei fluidi in cui è invischiato, delle bave, del piscio che gli lava l’uretra dallo sperma in attesa del nuovo ciclo.

Pietropaolo Morrone


Autism, disegno di Shawn Coss

 

 

 

Posted in: Filosofeggiando

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e per finire…

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