La morale del piffero

By Pietropaolo Morrone on 14 maggio 2017 — 2 mins read

Vedere un dolce cerbiatto, con quegli occhietti dolci e quelle macchiette sbarazzine sul dorso, sbudellato da un leone, offre una lezione concreta di morale, più pregnante di cento tomi di filosofia della morale. La crudeltà e l’orrore sono insite nella Natura. Ed è in un certo senso “giusta”, visto che l’intero sistema della Natura si fonda su di essa. L’uomo la realizza al suo più alto livello, estendendo la sua azione mortale a tutto il pianeta, non perché sia più cattivo di un leone, ma semplicemente perché può farlo. Un leone è capace di limitarsi a dei soli sbudellamenti e solo nel ristretto dominio del suo campo di azione per via dei suoi limiti cerebrali.

Le mia ricerche scientifiche mi avevano portato a scoprire diverse possibilità di totale distruzione dell’umanità e non potevo fare a meno di pensare che fosse mio dovere agire in questo senso. Il più facile tra i metodi da me scoperti consisteva in una reazione a catena mediate la quale l’acqua del mare avrebbe ben preso raggiunto il grado di ebollizione. Costruii quindi un apparecchio che, secondo i miei calcoli, avrebbe ottenuto tale risultato in qualsiasi momento l’avessi voluto. Ma esitavo ancora a mettere in esecuzione il mio piano e mi turbava il pensiero che, se gli uomini fossero morti di sete, il grande calore avrebbe fatto perire anche tutti i pesci. Non avevo nullo contro questo poveri animali che, a quanto mi risultava dalle mie rare visite all’acquario, erano creature incapaci di fare del male, dotate spesso di grande bellezza ed assai più abili dell’uomo nell’evitare di urtarsi a vicenda. Fingendo di scherzare, parlai ad un mio collega zoologo della possibilità di fare bollire il mare e dissi, ridendo, che forse i pesci non maritavano una sorte simile. Il mio collega entrò nello spirito del supposto scherzo. — Non mi preoccuperei per i pesci, se fossi in te, — rispose. — Ti assicuro che lo loro malvagità è spaventosa. Si divorano a vicenda, trascurano i loro piccoli e le loro abitudini sessuali sono tali che i vescovi le condannerebbero come gravemente peccaminose se gli uomini le praticassero. Non credo proprio che tu debba provare alcun rimorso causando la morte dei pescicani! —. Le prole scherzose del mio collega ignaro eliminarono ogni mio dubbio sul da farsi. “Non soltanto l’uomo è rapace e crudele”, mi dissi. “La crudeltà fa parte della natura stessa della vita animale, poiché essa riesce a sopravvivere soltanto a spese di altre vite. La vita è malvagia. Soltanto allorché il nostro pianeta sarà morto quanto la luna, diverrà altrettanto bello ed innocente”.
Satana nei sobborghi, di Bertrand Russel

La morale è una materia che dovrebbe ridursi a pochissimi precetti utili per sopravvivere in questo mondo riducendo la violenza al minimo e superando gli orrori propri della Natura, e invece si carica di un tale armamentario di commi e postille che non si capisce più cosa dovrebbe essere morale e cosa non. Forse serve per ingrassare le pance dei professori di filosofia morale e dei preti.

[…] la morale non accetta condizionamenti. La morale è qualcosa che deve scaturire in modo organico dalla nostra natura. Come diceva Shakespeare, Natura, tu sei la mia Dea! E chi è, a proposito, che lo dice? Edmond, un farabutto che ce n’è pochi […] Il problema resta aperto. Chi può decidersi ad accusare di immoralità un falco o uno sparviero o un lupo? Chi può definire immorale una palude, una tempesta o l’afa del deserto?
Il parco di Puškin, Sergej Dovlatov, 1983, Sellerio Editore

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  • Forse nel mondo esiste solamente la cattiveria. Ci illudiamo che ci sia la bontà o che l’amore vinca sempre, o ancora che il bene abbia il predominio sul male. Ma la vita stessa ci dice che è malvagia: questa non nasce forse da quello che la religione definisce peccato? E allora se la vita è peccato non possiamo che essere tutti malvagi.

e per finire…

Il difficile non è scrivere, ma riscrivere, smembrare, sbudellare un testo e rimetterlo insieme in modo che diventi più vivo di prima. Se hai qualcosa da dirmi contattami via email. © PIETROPAOLO MORRONE — tutti i diritti riservati